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Il Giornale

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  • Nuova offensiva turca contro le milizie curde in Siria
    Parlano di più di cento obiettivi colpiti le dichiarazioni ufficiali che arrivano dalla Turchia al termine della prima ondata di bombardamenti su Afrin, la città nel nord-ovest della Siria controllata dal 2012 dagli uomini delle Ypg, le milizie legato al partito curdo Pyd.È iniziata sabato, alle cinque del pomeriggio precise (le tre italiane) l'operazione che Ankara ha ribattezzato "Ramoscello d'ulivo" e con quale ha dato seguito ad avvertimenti che lanciava da tempo, andando a colpire quella che vede come l'incarnazione siriana degli autonomisti curdi del Pkk, ma "anche l'Isis", stando alle parole che arrivano dalla Turchia. Una dichiarazione problematica, perché di obiettivi legati ai jihadisti in quell'area non ce ne sono.Dopo colpi d'artiglieria che da giovedì si riversavano sull'area, con migliaia di uomini inquadrati nell'Esercito libero siriano pronti a entrare in azione accanto ai turchi e una retorica incendiaria da parte del presidente turco Erdogan, era solo questione di tempo prima che l'operazione entrasse nel vivo.Settantadue gli aerei da guerra che si sono levati in volo, superando la frontiera per andare a scaricare le loro bombe sulla zona, colpendo obiettivi militari - incluso l'aeroporto di Minnigh - e senza fare vittime, se non "tra i terroristi", a sentire la parte turca. Uccidendo "sette civili, tra i quali un bambino, come anche due combattenti donne e un uomo", secondo un portavoce delle milizie curde.Il "via libera" di MoscaÈ difficile pensare che gli aerei da guerra turchi siano decollati senza che prima Ankara ottenesse un via libera dagli altri attori direttamente impegnati in Siria. Appena dopo l'inizio dei bombardamenti, da Mosca arrivava la notizia di un ricollocamento degli osservatori militari russi presenti nell'area, insieme alla richiesta di agire "con moderazione". Pochi giorni fa il capo di stato maggiore turco e il numero uno dei servizi segreti erano volati a Mosca. In un colloquio telefonico il ministro degli Esteri Cavusoglu ha aggiornato il segretario di Stato americano Rex Tillerson."Sappiamo molto bene che l'esercito turco non avrebbe dato il via a questa operazione senza l'assenso del mondo e in particolare della Russia - ha commentato Birush Hasekem portavboce delle Ypg -. Per questo riteniamo la Russia tanto colpevole quanto la Turchia per l'aggressione". Ha poi aggiunto: "Non ci rimane altra scelta che resistere".[[gallery 1485308]]Quattro razzi sono caduti ieri sera su Kilis, località dalla parte turca della frontiera e altri quattro oggi su Reyhanli, centro urbano altrettanto vicino al confine dove - secondo le autorità locali - un cittadino siriano è morto e trentadue altre persone sono rimaste ferite, due delle quali in modo grave. Le forze ribelli filo-turche sono entrate in azione oggi, iniziando a premere sulle posizioni tenute dalle Ypg, che parlano però di un'avanzata per ora respinta.Sostegno e opposizioneMentre il principale partito d'opposizione rivolgeva "tutto il sostegno e il supporto all'eroico esercito" turco, a condannare l'intervento militare tra i partiti in parlamento soltanto lo Hdp filo-curdo, spesso accusato da Ankara di "sostenere il terrorismo".Nadir Yıldırım, parlamentare della provincia orientale di Van, ha parlato di un "tentativo d'invasione". "Ovunque vi facciate vedere - ha tuonato Erdogan da Bursa, mettendo di nuovo sullo stesso livello Hdp e Pkk - sappiate che le nostre forze di sicurezza vi staranno con il fiato sul collo".Le procure delle province a maggioranza curda di Van, Diyarbakir, Mardin e Mus e quella di Ankara hanno iniziato a indagare per "propaganda terroristica" su un serie di post pubblicati online in queste ore, in quello che viene letto come il tentativo di impedire proteste simili a quelle che sorsero durante l'assedio da parte dell'Isis a Kobane.L'America e il nodo curdoLa questione delle milizie curde, solido alleato per la coalizione internazionale impegnata contro l'Isis, è da tempo una delle maggiori ragioni di attrito nei rapporti di Ankara con i Paesi occidentali. Un fatto che era risultato tanto più evidente quando, ad agosto del 2016, era iniziata l'operazione Scudo dell'Eufrate, ancora una volta con l'obiettivo di ricacciare indietro i curdi delle Ypg.Ankara sostiene che l'intervento in Siria sarebbe legittimato dalle Nazioni Unite per autodifesa e ha convocato ieri gli ambasciatori di Iran, Russia e Stati Uniti per tenerli aggiornati su quanto in corso. Ancora il ministro Cavusoglu ha detto di avere informato Damasco via lettera, mentre Erdogan parlava già di un obiettivo: Manbij, altra città siriana sottratta dai curdi al controllo delle bandiere nere.
  • Germania, dall'Spd di Schulz sì alla Grande coalizione
    Sembra essersi sbloccato in Germania lo stallo istituzionale che non ha ancora portato all'insediamento di un nuovo governo dopo le elezioni dello scorso novembre.Oggi, infatti, la a maggioranza dei delegati del Partito socialdemocratico tedesco (Spd), ha dato il via libera al termine di un congresso straordinario, alle trattative con la Cdu-Csu di Angela Merkel per formare un nuovo governo di Grosse Koalition. La mozione portata avanti dal leader Martin Schulz - che ha presentato oggi il documento di 28 pagine approvato a metà gennaio - ha ottenuto 362 voti a favore e 279 contrari."Non credo che nuove elezioni siano la strada giusta per noi", ha detto Martn Schulz nel suo discorso "Questa strada coraggiosa non farà male al partito, ma anzi lo rafforzerà. La Spd deve e sarà visibile, udibile e riconoscibile".
  • All’Isola una che vendeva droga e noi due non siamo più degne?
    Finisce in polemica la mancata partecipazione di Wanna Marchi all'Isola dei Famosi. L'ex imbonitrice con un video pubblicato sui social mette nel mirino i naufraghi e inveisce contro Nadia Rinaldi che è partita per la spedizione in Honduras. Di fatto la regina delle televndite contesta la scelta sulla Rinaldi che nel 1998 venne arrestata per possesso ai fini di spaccio di un chilo di cocaina. Lo scorso anno le due invece erano state scluse dopo una campagna di Striscia la Notizia che aveva ricordato le condanne della Mrchi e della figlia Stefania per bancarotta fraudolenta, truffa aggravata e associazione per delinquere. Adesso la Marchi si è sfogata in modo duro e di certo le sue parole faranno discutere. "All’Isola hanno preso una che vendeva droga e noi non siamo degne?", ha affermato nella clip postata su Facebook. Il suo attacco non farà certo piacere alla Rinaldi che è già stata protagonista della prima lite tra i naufraghi in aeroporto.
  • Ed Sheeran si sposerà con la compagna di liceo
    "Mi sono fidanzato poco prima del nuovo anno. Siamo molto felice e innamorato, e i nostri gatti sono soddisfatti". Il tutto accompagnato da una foto in cui abbraccia la sua compagna.È il tenero post su Instagram con cui Ed Sheeran ha annunciato ai suoi fan che presto sposera Cherry Seaborn. I due, entrambi 26enni, si conoscono dai tempi del liceo. Ma l'amore è scoppiato quando, nel 2016, il cantante britannico si era preso una pausa da tour e concerti. Got myself a fiancé just before new year. We are very happy and in love, and our cats are chuffed as well xxUn post condiviso da Ed Sheeran (@teddysphotos) in data: Gen 20, 2018 at 5:49 PSTLa coppia pensa anche al futuro non immediato: "Non voglio essere sempre in tour quando avrò bambini", ha detto Sheeran durante il programma del mattino Good Morning Britain: "Voglio essere in grado di fare il papà. Dunque sì, credo che avrò dei figli, mi piacciono molto i bambini, ma non per forza devo averli adesso". Il post su Instagram ha già raggiunto quasi 5 milioni di "like".
  • D'Alema: Il Pd ha un obiettivo Schiacciare noi di Leu
    Massimo D'Alema mette nel mirino Emma Bonino e critica la sua scelta di apparentamento con il Pd in coalizione: "Questa legge è un obbrobrio, lo ha detto anche Emma Bonino, salvo che poi cercherà voti per quelli che la legge elettorale l'hanno fatta. Mi dispiace per Emma, che stimo e rispetto, siamo anche amici, ma la sua è stata una scelta che io fatico a capire", ha affermato. Poi attacca di rettamente il Pd di Renzi: "Il ragionamento secondo cui noi sottraiamo voti al Pd non ha nessun fondamento", spiega a In Mezz'ora di Lucia Annunziata. "Un pezzo dell'elettorale di centrosinistra, piuttosto che votare Pd preferisce non andare a votare e noi vogliamo riportare in campo quegli elettori - aggiunge -. Non siamo noi quelli che hanno diviso, perché quel popolo era già stato diviso". "L'ossessione del Pd con cui si è aperta questa campagna elettorale non è 'battiamo la destra' ma 'schiacciamo Liberi e Uguali'". Infine spiega anche come la scelta di Gori in Lomabrdia da parte dem abbia cambiato i rapporti con Leu: "La candidatura di Giorgio Gori in Lombardia è stata imposta senza un confronto, senza le primarie e ha creato un clima negativo. Nel Lazio la personalità di Zingaretti, il programma di Zingaretti e la sua attenzione verso la sinistra hanno facilitato un accordo che invece in Lombardia i nostri militanti della regione non hanno ritenuto possibile".
  • Gli nega una sigaretta, lui gli spacca il naso
    Ventimiglia - "Hai una sigaretta?"... "No, non fumo". Quante volte sarà capitato di imbattersi in qualcuno che chiede una sigaretta. A volte, perché ci ha visto prima fumare; altre, come si dice, "a scatola chiusa". Eppure a un ventisettenne di Ventimiglia (Imperia), questo episodio è costato la frattura, a suon pugni, del setto nasale.L'aggressione si è consumata, nella notte tra venerdì e sabato scorsi. Un ventenne di Sanremo entra ubriaco in un locale. Nota una comitiva di giovani seduta al tavolo e si avvicina ad uno di loro, chiedendogli una sigaretta. Quest'ultimo risponde semplicemente che non fuma, ma per il ventenne è un affronto. Forse teme che abbia voluto ingannarlo o magari non ha gradito il tono della risposta. Inizia così ad insultarlo e in pochi secondi passa alle vie di fatto. Gli scarica una raffica di pugni al volto, fino a spaccargli il naso. Tra l'altro, con una tale violenza che portato al pronto soccorso i medici lo dimettono con prognosi di venticinque giorni e l'invito a farsi operare per ridurre chirurgicamente la frattura.Il ventenne che in un primo momento ha tentato di scappare, grazie all'esame delle del circuito di videosorveglianza, è stato intercettato della polizia, mentre si trovava in giro in compagnia di amici. Per lui è così scattata la denuncia con l'accusa di lesioni gravi.
  • Il governo diserta i vertici dell'Unione Europea
    Per battere i pugni in Europa, a Bruxelles bisognerebbe andarci. Servirebbe almeno presenziare ai Consigli dell’Ue, ovvero alle riunioni dei ministri dei Paesi membri in cui si discutono e approvano riforme, finanziamenti e direttive. Ma non sempre il governo italiano l’ha fatto. Anzi.Da qualche giorno, infatti, nei corridoi di Bruxelles circolano voci sulla latitanza nostrana agli ultimi Consigli Ue sull’energia, tema peraltro centrale per lo sviluppo economico del Paese. Mentre gli altri governi inviavano figure di prim’ordine a trattare di direttive sul gas, biocarburanti, energia rinnovabile e via dicendo, l’Italia s’è accontentata dei rincalzi. Non solo non si sono scomodati il ministro Carlo Calenda o il suo vice Teresa Bellanova, ma neppure un sottosegretario di Stato. In molti casi il Mise ha preferito delegare l’ambasciatore permanente aggiunto presso l’Ue, Giovanni Pugliese. Persona di tutto rispetto, per carità. Ma che non ha potere decisionale sulle questioni, riducendo così il peso politico del Belpaese in Europa.Facciamo qualche esempio. Il 26 giugno scorso all’ordine del giorno del Consiglio Ue si discuteva il via libera alla Commissione per il mandato di negoziato tra l'UE e la Russia sul gasdotto Nord Stream 2. Un'infrastruttura che è stata (e sarà) al centro di discussioni geopolitiche mondiali. Bene. Mentre gli altri Paesi hanno inviato Ministri e sottosegretari, solo l’Italia (con l’Austria e il Lussemburgo) si è accontentata del numero due dell‘Ambasciata. Eppure di interessi da difendere ne avremmo, soprattutto riguardo la nuova direttiva gas sulle pipeline che collegano i Paesi Ue con quelli extra Ue. “Il rischio è che la nuova disciplina si applichi con effetti retroattivi anche gli interconnettori già esistenti nel Mediterraneo - spiega Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia - Bisogna evitarlo, perché ci costringerebbe a rinegoziare tutte le condizioni di servizio con Paesi, come la Libia, senza interlocutori stabili”. Del tema gasdotti, peraltro, il Consiglio energia aveva già accennato il 27 febbraio, quando a rappresentarci c’era sempre (e solo) il povero Pugliese.Alle assenze già citate va aggiunta quella del 18 dicembre scorso e anche in quell'occasione (leggi) non era presente neppure un sottosegretario. “Abbiamo un costo dell’energia in media del 20-25% in più rispetto al resto d’Europa - fa notare Salini - Imprenditori e industriali italiani non saranno contenti di sapere che proprio su questo tema il governo italiano decide di non inviare i propri rappresentanti diretti”.E pensare che i temi toccati in tutte le riunioni disertate erano scottanti: si andava dalle rinnovabili al mercato dell’elettricità, passando per l’efficienza energetica e il regolamento sulla governance dell'Unione dell'energia. Ma non solo. “Negli ultimi Consiglio sono state modificate le condizioni nella direttiva sui biocarburanti dalla prima alla seconda generazione”, spiega Salini. Una prima discussione appare già nei resoconti dell'incontro del 27 febbraio e anche in quel caso l’Italia inviò solo l’Ambasciatore. “Se non andiamo a battagliare su questi nuovi criteri - dice Salini - metteremo a repentaglio due impianti, come quello di Marghera e Gela, che danno posti di lavoro a migliaia di persone”.Come se non bastasse, nel rapporto finale del Consiglio del 18 dicembre si parla di “lavori in corso” per quanto riguarda la riforma dell’Acer, Agenzia dell'Unione Europea per la Cooperazione fra i Regolatori Nazionali dell'Energia. La patata è bollente: “Si rischia la centralizzazione in capo alla Commissione - spiega Salini - con l’introduzione di criteri totalmente arbitrari per cui ogni singolo Paese, pur avendo la competenza sulla sicurezza, verrà di fatto esautorato”. Peccato che nell’elenco dei partecipanti alla riunione alla voce “Italia” compaia sempre il dottor Pugliese. Direte: ci saranno state altre circostanze per trattare simili argomenti a livelli più alti. Certo, ma non si può non notare come solo Italia, Grecia e Lussemburgo abbiano evitato di scomodare i pezzi grossi.E non è un discorso che riguarda solo il ministero dello Sviluppo Economico guidato da Calenda. A volte è capitato anche ad altri ministri. Il 24 ottobre, per esempio, al Consiglio telecomunicazioni si parlava di mercato digitale e cybersecurity. Mica bruscoli. E chi avanzava le nostre istanze? Il ministro Graziano Delrio? Macchè, sempre l'ambasciatore Pugliese, pezza per mille occasioni.A conti fatti il Mise ai Consigli del 2017 ha presenziato solo una volta con un sottosegretario di Stato (e mai col titolare del dicastero). Per il resto s'è affidato all'Ambasciata. Inutile poi lamentarsi se paghiamo un deficit di rappresentanza (e peso politico) in Ue. Perché - per dirlo con le parole del presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani - “per poter essere credibile, l’Italia dev’essere più presente a Bruxelles”. E invece spesso latita.
  • Le parole choc al pronto soccorso: Appena esco uccido mia moglie
    Una tragedia sfiorata quella di oggi a Milano. "Appena esco di qui torno a casa e uccido mia moglie". Un 33enne che si era recato al pronto soccorso dopo aver assunto una grossa quantità di farmaci ha usato queste parole choc rivolgendosi ai dottori che lo avevano in cura. I medici avevano sottoposto ad alcune cure l'uomo che, non appena si è sentito meglio, ha parlato con loro dell'intenzione di ammazzare la coniuge. "Ho avuto una lite con mia moglie e tornerò a casa per ucciderla", ha affermato. Come riporta Il Giorno, i sanitari, a quel punto, hanno deciso di chiamare la polizia la quale si è messa subito in contatto con la moglie. La donna si è così recata subito in caserma per sporgere denuncia. Gli agenti della Volante Ticinese hanno arrestato l'uomo a causa dei vari episodi di maltrattamenti inb famiglia segnalati dalla moglie.
  • Ci sono 20mila baby criminali Ed è boom degli italiani
    Bastano quattro numeri. Eccoli: il 15 febbraio 2017 i minori in carico ai servizi sociali erano 14.466, il 15 dicembre erano diventati 20.313. Al 15 febbraio 2017 i reati compiuti da minorenni erano 40.669 diventati 54.962 solo 10 mesi dopo. Per chi ha ancora dubbi sul fatto che ci sia un'emergenza criminalità giovanile, ecco le percentuali: tra febbraio e dicembre i minori in carico ai servizi sociali sono aumentati del 40,4% e i reati del 35,1%. Che i ragazzini, italiani e stranieri si associno per compiere delitti in quelli che la cronaca ha ribattezzato baby gang è un dettaglio, il problema vero, a quanto pare, sono i ragazzini stessi.I numeri elaborati dal sito di datajournalism Truenumbers.it sulla base di dati ufficiali fanno davvero impressione: i minori accusati di omicidio volontario sono 117 dei quali 78 italiani e 39 stranieri. Il ministero della Giustizia, nel pubblicare i dati, non elabora la percentuale sulla popolazione, ovvero, non dice di quanto delinquono di più i ragazzi stranieri rispetto agli italiani, tutti i numeri portano a pensare che sia effettivamente così.E questo vale per tutti i reati che il ministero considera «contro la persona». Oltre ai 117 omicidi volontari ci sono anche 208 minorenni accusati di tentato omicidio volontario e 5.511 accusati di percosse, tipico delitto delle baby gang. Non solo: ci sono anche 1.013 accusati di violenza sessuale e, addirittura, 134 di sequestro di persona.L'emergenza criminalità giovanile è un'esclusiva napoletana? Per il ministro dell'Interno no, ma è difficile da dire. In effetti la maggior parte dei ragazzini ospitati negli istituti di pena per minori sono a Roma, 29, mentre altri 23 sono a Napoli. Però in questi istituti di pena entrano spesso non solo minorenni, ma anche «giovani adulti», cioè maggiorenni fino anche a 24 anni di età. Considerando anche loro, il carcere più affollato è quello di Napoli, con 65 persone, al secondo posto viene quello di Roma, con 54 ospiti. Questi due carceri sono gli unici che dispongono anche di una sezione femminile mentre tutti gli altri hanno solo la sezione maschile. Il carcere minorile di Firenze, invece, è presente nell'elenco ma è stato riaperto solo alla fine del 2017. La conclusione è che nella stragrande maggioranza dei casi i minorenni identificati come responsabili di reati non vanno in carcere e per loro si preferiscono pene alternative. Se, infatti, i reati commessi sono 54.962 appena 437 sono i minorenni in carcere al 15 dicembre 2017 (dai 444 di febbraio): degli altri si occupano altri servizi pubblici. I servizi sociali, ad esempio, hanno in carico 20.313 persone e se si va a vedere la nazionalità si resta abbastanza impressionati da tre fatti. Il primo è che tutte le nazionalità, tra febbraio e dicembre, mostrano una crescita; il secondo è che i minori italiani sono passati da 10.649 di febbraio a 15.011 di dicembre. Terzo, che tra i minori a rischio ci sono anche brasiliani ed ecuadoregni, segno che le gang dei latinos potrebbero aver deciso di fare breccia anche da noi utilizzando anche ragazzini. Basti pensare che a febbraio nessun minore brasiliano era in carico ai servizi e a dicembre erano già diventati 66.Ora: che la criminalità minorile aumenti è un fatto, ma rispetto all'Europa? Stando ai dati dell'Eurostat, che si riferiscono al 2015, abbiamo un tasso di criminalità giovanile, calcolata sul numero di minorenni in carcere, di circa 4 volte più basso di quello scozzese: 12,3 rispetto a 44,8. Ma non è una consolazione: prima di tutto perché, come abbiamo visto, i delitti aumentano ma calano i ragazzini in carcere. Secondo, perché il tasso di minori in carcere in Italia è molto più alto di quello spagnolo (8,01), francese (4,7) e, addirittura, romeno (8,4) e bulgaro (3,8). Purtroppo la Germania non comunica all'Eurostat i dati sui propri crimini giovanili e l'Eurostat, in assenza di numeri comparabili, si limita a dire che in tutta Europa i ragazzi in carcere sono diminuiti, tra il 2008 e il 2015, del 47,6% e tra i pochi Paesi nei quali c'è stato un aumento c'è la Germania. Quindi, che i minorenni in carcere diminuiscano o che a Napoli non ci sia la più alta concentrazione di ragazzini in carcere, non è così importante. Quello che è importante è che nei 10 mesi dell'anno scorso i minorenni si sono resi responsabili di quasi 25 reati ogni giorno.
  • Il Napoli espugna Bergamo: Mertens manda ko l'Atalanta
    Il Napoli di Maurizio Sarri soffre sul campo dell'Atalanta di Gasperini ma alla fine grazie a Dries Mertens, il giocatore più prolifico degli azzurri nei match giocati alle 12:30, ottiene tre punti d'oro che porta gli azzurri a quota 54 punti, a più quattro sulla Juventus di Allegri che domani sera, nel Monday night, giocherà all'Allianz Stadium contro il Genoa di Davide Ballardini. Il Napoli si dimostra la squadra più solida della Serie A visto che ha subito solo 13 reti in 21 partite di campionato.L'Atalanta parte molto aggressiva contro il Napoli di Sarri che fa fatica ad imbastire una vera e propria azione di gioco nei primi 20 minuti di gioco. Al 22' Insigne sfrutta l'errore di Caldara e la mette a giro: Toloi la devia in angolo. Al 34' Koulibaly non inquadra la porta di testa e sul finire del primo tempo Masiello salva tutto su Callejon. Nella ripresa il Napoli va due volte vicino al gol al 55' con Callejon che viene stoppato da Berisha e in seconda battuta con Masiello che salva sulla linea di porta su Mertens. Passano 10 minuti, però, e gli azzurri si portano in vantaggio con Mertens che batte Berisha con un bel tocco sotto in uscita su assist di Callejon, al 72' Cristante chiama Reina al miracolo mentre all'81' Hamsik si divora il gol del 2-0. Mertens all'84' prova il gol della vita con un pallonetto da oltre 40 metri che non sorprende il portiere. Rog sbaglia tutto al 90' mentre al 92' l'arbitro Orsato annulla il 2-0 ad Hamsik per fuorigioco
  • I partiti alle prese con le 'quote rosa'
    Maria Elena Boschi, Emma Bonino e Giulia Bongiorno. Il prossimo Parlamento sarà ancor di più al femminile, complici le quote rosa che complicano il lavoro degli sherpa che si occupano della compilazione delle liste.In questi giorni il nome che ha fatto più scalpore è quello dell’ex deputata di Fli, Bongiorno che sarà capolista della Lega Nord. Una scelta criticata da Roberto Maroni che su Twitter ha attaccato Matteo Salvini: “Giulia Bongiorno dice: “Questa Lega nazionale l’avrebbe approvata anche Andreotti”. È davvero cambiato il mondo: io e Bossi quelli come Andreotti li abbiamo sempre combattuti”. Ma il segretario della Lega si è detto orgoglioso della Bongiorno e delle sue battaglie “per la sicurezza, la legalità, la legittima difesa e la difesa dei diritti e della libertà delle donne, come per la legge sullo stalking che ha salvato tante vite”. Alla Bongiorno hanno dato il benvenuto le parlamentari leghiste Giuseppina Castiello, Barbara Saltamartini, Silvana Comaroli ed Erika Stefani.Emma Bonino, dopo aver trovato l’intesa col Pd, potrebbe essere candidata nei collegi di Roma o Milano e non esclude di assumere incarichi di governo. “Ministro? Non mi sono mai sottratto alle responsabilità", ha dichiarato in qualità di leader di +Europa. Matteo Renzi, dopo aver confermato la ricandidatura di tutte le ministre, a eccezione della Finocchiaro che ha deciso di lasciare la politica, ha annunciato la candidatura del l'ex segretario dei pensionati della Cgil Carla Cantone. Il Pd potrebbe schierare la giornalista Annalisa Chirico, l’astronauta Samantha Cristoforetti e Lucia Annibali. In Forza Italia c’è da segnalare il ritorno di Maria Vittoria Brambilla mentre tra i volti nuovi c’è Sara Castrotta, consigliera comunale a Molfetta e la 28enne Annaelsa Tartaglione, neocordinatrice azzurra in Molise. Tra i Cinquestelle spicca il nome dell'attrice Claudia Federica Petrella che dopo aver inoltrato domanda per essere candidata si era tirata indietro. Ora, però, si dice pronta ad affrontare la campagna elettorale. "Sappiate che non ho alcun timore a farmi vostra voce e combattere per voi", dice.
  • Belen e le critiche per la gonna corta al battesimo
    Belen Rodriguez di fatto fa sempre discutere. E c'è riuscita anche questa volta partecipando alla cerimonia del battesimo del figlio di una sua cara amica. Nella foto postata su Instgram la showgirl argentina indonna una minigonna in chiesa che ha immediatamente attirato le critiche sui social. Va detto che il suo look era molto sobrio ed elegante, ma quella gonna corta ha scatenato le ire di chi la segue su Instagram con critiche feroci: "Oggi i valori sono finiti nel cestino..... Cosa ci azzecca una che si è separata, con un rito vecchio di secoli che pretenderebbe dei modelli che lo supportino invece di modelli che addirittura lo umiliano questo rito così prezioso per i cristiani... Va beh contenti loro!".E ancora: "per entrare in chiesa fanno mettere scialli sulle spalle e non si può entrare con i pantaloni corti. Non è una sfilata di moda o una trasmissione televisiva", ha scritto qualche altro follower. C'è chi fa dell'ironia: "Una gonna un po più lunga per la ceremonia???". Belen come sempre non ha risposto ma altri follower l'hanno difesa invitando gli altri ad evitare polemiche davanti a una cerimonia come quella del battesimo.
  • Rita Dalla Chiesa: Massimo ha lottato fino all'ultimo
    Rita Dalla Chiesa si racconta in una lunga intervista a Oggi. Dal lutto per la morte del genero Massimo scomparso a 52anni fino al malore che ha colpito il suo ex marito, Fabrizio Frizzi, Un racconto di questi ultimi tempi che nella sua vita hanno portato solo dolore: "Massimo ha lottato fino all’ultimo e Giulia con lui. Li ho visti combattere insieme e sono stata vicina a mio nipote Lorenzo, che ha dieci anni, durante la malattia del padre. Lui parla sempre del papà al presente. Quando gli ho detto che voglio cambiare la macchina mi ha risposto ‘Nonna, prendila blu come piace a papà’. Massimo è sempre con noi”.Poi parla del suo rapporto con Frizzi e con la nuova moglie del conduttore Carlotta dopo la malattia che l'ha colpito: "Ci sentiamo sempre – afferma – Abbiamo superato questo inciampo di salute insieme, anche con Carlotta, sua moglie. Io e lui abbiamo condiviso 16 anni di vita, non potevamo buttare via tutto. Carlotta è arrivata anni dopo che ci siamo separati. E poi c’è Stella (la figlia di Fabrizio e Carlotta, ndr) che è bellissima". Infine parla anche del suo futuro e a quanto pare sta ancora cercando la sua anima gemella: "Vorrei – rivela – uno scrittore o un giornalista ma non è facile trovare l’uomo giusto a Roma. Incontro persone superficiali che pensano solo alle vacanze a Cortina mentre io vorrei qualcuno che condividesse con me l’amore per il mare e per il silenzio”.
  • Il centrodestra vola ancora: il programma è più credibile
    È di nuovo una crescita per Forza Italia quella messa in evidenza da un sondaggio Ixè realizzato per Huffington Post, che mostra per la settima volta di fila nel rilevamento mensile un segno più per i moderati del centrodestra, con uno stacco sempre più chiaro dalla Lega Nord e un Pd che ritorna a perdere punti, avvicinandosi a quota 22%. Sopra il 7% Liberi e Uguali, mentre il Movimento 5 Stelle rimane leggermente sotto il 28% delle preferenze.Nel'agenda dell'opinione pubblica, per Ixè è chiaro come il centro-destra abbia un primato "qualitativo". Dalle tasse allo sviluppo, dalla sicurezza all'immigrazione, viene percepito come più affidabile, e di netto, rispetto alle altre coalizioni, con margini che non di rado superano i consensi raccolti. A prevalere sul sostegno al reddito delle persone è tuttavia il Movimento 5 Stelle, che del tema ha fatto un suo cavallo di battaglia. Da non trascurare, secondo i sondaggisti, anche il fatto che Liberi e uguali, su tutte le tematiche, abbia una percezione di 4 o 5 punti superiore al bacino elettorale.
  • Katia Ricciarelli: Sono sempre stata di destra
    Katia Ricciarelli si confessa. A 72 anni si è messa alle spalle il matrimonio con Pippo Baudo e adesso si gode una sorta di nuova giovinezza a cui lei stessa non rinuncerebbe mai. E in vista dell'appuntamento elettorale del prossimo 4 marzo, di fatto dichiara la sua fede politica senza usare giir di parole e rivela il nome che sceglierà dentro l'urna: "Sono sempre stata di destra - ha detto al Corriere della sera - e ora che sono più una ragazza, posso dirlo".Poi elogia Giorgia Meloni: "Intanto perché è una donna, e poi è decisa, determinata. Per l'Italia di oggi - aggiunge - ci vuole un generale. E a lui o a lei, noi che siamo soldatini, dobbiamo affidarci". Infine parla della sua relazione, ormai finita, con il conduttore Pippo Baudo. Lui da sempre legato alla Dc ha dovuto dividere la sua vita con una donna di destra. Ma a quanto pare non è certo questo il motivo della separazione come conferma la stessa Ricciarelli: "Pippo era democristiano, adesso non so. Ma per la politica non litigavamo".
  • Tenta di salire su un treno in corsa: gambe amputate
    Stava tentando di salire sul treno attraverso il finestrino mentre il convoglio era in partenza. A quel punto l'uomo, un nordafricano di circa 30 anni, è caduto sui binari e la vettura gli ha letteralmente segato le gambe. È successo intorno alle 18.30 di ieri a Carnate, nel Monzese. Il treno coinvolto, un regionale, era partito dalla stazione di Milano Porta Garibaldi ed era diretto a Bergamo.Non si conoscono ancora i motivi del gesto estremo dell'uomo, ma probabilmente il 30enne non voleva perdere assolutamente quel treno e ha cercato di salirvi, nonostante questo fosse già in movimento. Secondo quanto ricostruito, il macchinista non si sarebbe accorto di quanto stava accadendo e l'uomo, caduto sui binari, è stato schiacciato dal convoglio dalle ginocchia in giù.Il nordafricano ha subito così una semiamputazione delle gambe ed è stato poi trasportato all'ospedale di San Gerargo di Monza, dove si trova in prognosi riservata. La Polizia Ferroviaria sta indagando sull'accaduto.
  • Il figlio di De Benedetti: Mio padre ha sbagliato
    Nella lotta intestina tra le mura di "Repubblica" si inserisce Marco De Benedetti, il figlio dell'Ingegnere. In un'intervista al quotidiano romano, il presidente del Gruppo Gedi dice la sua sullo scontro tra l'Ingegnere ed Eugenio Scalfari: "Noi vogliamo il bene del giornale e dei suoi lettori che sono i nostri veri azionisti, i soli che possono condizionare le nostre scelte. Voglio essere molto chiaro: non accetto e non accetterò nulla che possa danneggiare Repubblica", afferma riferendosi alle voci su un passo indietro da parte del padre. Poi aggiunge: "Ho scelto la via della saggezza per non rispondere a caldo ci sentiremo sicuramente nei prossimi giorni". Infine parla del suo passaggio di consegne e l'addio del padre: "Mio padre ha vissuto Repubblica come un grande amore, una presenza luminosa che lo ha accompagnato per un lunghissimo tratto della sua vita. E io lo posso testimoniare in maniera diretta. Purtroppo, le cerimonie degli addii non sono mai semplici. Ma posso escludere tragedie. Con il tempo sono sicuro che ognuno troverà la sua serenità".
  • Verginità all'asta, parla la ragazza: Scherzo diventato incubo
    È finita su tutti i giornali italiani e sulla stampa britannica, per quella sua scelta di vendere la sua verginità e così pagarsi gli studi alla prestigiosa università di Cambridge. Una storia che ha fatto scalpore quell della diciottenne italiana che sul web si presenta come Nicole. Peccato che di vero abbia poco o nulla."È iniziata come una provocazione, ma ho capito quanto fossi dentro questa storia quando è arrivata l' offerta da un milione di euro", racconta oggi la ragazza al Corriere della Sera, spiegando anche come a quel punto l'agenzia di escort a cui si era rivolta per pubblicare le sue fotografie online le abbia "chiesto di consultare un economista per scegliere come essere pagata".Il punto è che non solo di inventato c'era il suo nome, che poteva anche essere comprensibile, ma anche il fatto che avesse una sorella e la decisione di entrare nel prestigioso ateneo britannico. "Volevo vedere se qualcuno era davvero disposto a spendere dei soldi per una cosa così", dice al quotidiano. Ma da uno scherzo alla realtà il passo è stato breve."Mi dispiace molto, chiedo scusa a tutti, per primi a mio padre e a mia madre", dice la ragazza, che descrive la sua come "un'idea idiota" che le era venuta leggendo "di alcune ragazze che lo avevano fatto".E ammette: "Non ho mai pensato di farlo sul serio, credevo di potermi fermare in qualunque momento, senza problemi. Ma adesso è diventato un incubo".
  • Fermato il figlio dell’autista di Riina, boss di S. Lorenzo
    È finito in manette Giuseppe Biondino, figlio di quel Salvatore che fu l'autista del boss Totò Riina, nonché suo uomo di fiducia. C'è anche lui tra le persone fermate dai carabinieri con l'accusa di mafia ed estorsione, in un'operazione che puntava a evitare che cinque persone si dessero alla latitanza.Il 40enne Biondino è secondo gli inquirenti il nuovo "reggente" del mandamento di San Lorenzo, accusato di diversi casi d'estorsione. In arresto è finito anche Francesco Lo Iacono, nipote del boss Francesco, storico capomafia di Partinico.I fermi arrivano come prosecuzione dell'operazione Talea, scattata a dicembre contro gli affiliati dei mandamenti mafiosi di San Lorenzo e di Resuttana. Venticinque persone finorono in carcere in quell'occasione, compresa Mariangela Di Trapani, moglie del boss Madonia.L'inchiesta che ha portato agli arresti è stata possibile grazie alle dichiarazioni di Sergio Macaluso, collaboratore di giustizia che ha permesso di ricostruire la piramide della cosca e come Biondino sia arrivato al comando del clan.
  • Non vede il figlio da 2 anni. A C'è posta per te cala il gelo
    A "C'è posta per te" ancora un caso che fa discutere (e non poco) il pubblico e i telespettatori. Protagonisti dell'ultima puntata andata in onda ieri sera Michelina e suo figlio Fabrizio. La donna ha sostenuto di non vedere il figlio da più di due anni a casusa della nuora Ilaria. Come raccontato dalla stessa donna, la lite e il gelo con il figlio sarebbe nato durante la gravidanza della nuora. La sucocera avrebbe infatti criticato la scelta di mettere al mondo un bambino con un solo stipendio in famiglia da 400 euro. Da qual momento i contatti tra le due famiglie sono finiti nel nulla. E così Michelina ha deciso di chiamare il figlio e la nuora a "c'è posta per te". "Non so dove vivi, non ho più un numero di telefono. Mi manchi. Come vedi, sono stanca, sono spenta. Sono sempre quella che ti ha messa al mondo. Sono nonna, ma non vedo i miei nipoti. So che non è colpa tua. Mi mancate tutto. Ilaria, dimmi dove ho sbagliato. So che abbiamo avuto una discussione, ma poi ci siamo chiarite. Al mio compleanno abbiamo festeggiato, poi sei diventata fredda. Mi sono chiesta in questi 4 anni cosa ho fatto", afferma Michelina.La risposta del figlio è gelida: "Ho scelto la mia famiglia invece che mia madre". Poi parla la nuora che stupisce il pubblico: "Fabrizio saluta la madre in giro, semplicemente non va in casa da lei. Non vuole parlarle, lei lo rende nervoso. Spero di non diventare una mamma come te, ho già detto a mio marito di ammazzarmi se succederà. Non gli proibisco io di vedere la madre, lui è libero di scegliere". La busta resta chiusa e sui social fioccano i commenti con chi difende la coppia e chi invece difende Michelina per aver criticato la scelta di quella gravidanza con una situazione economica e familiare instabile.
  • Danneggiato l'ascensore a casa di Rosa
    Alla Trecca si festeggia l'intervento dello Stato, ma le preoccupazioni si spostano sul domani. Se è vero che il caso della 70enne a cui era stata occupata la casa mentre era in ospedale ora è risolto, grazie anche al clamore mediatico sollevato da «Il Giornale», il lavoro da fare in via Salomone resta lungo. Sia quello sugli edifici per cui Aler ha un piano di riqualificazione da 6 milioni di euro, sia quello di bonifica sociale: non sembra un caso che proprio l'ascensore al civico 36 sia stato nuovamente danneggiato la notte successiva la liberazione dell'appartamento di «Rosa». Un segno che chi controlla il territorio ha voluto quanto meno punzecchiare chi ha ripristinato l'ordine.Per Oscar Strano, animatore del comitato «Salomone rinasce», un buon inizio sarebbe una maggior correttezza nelle informazioni che il Comune diffonde a proposito della gestione degli interventi per ripristinare la legalità nelle case popolari: «Intervista da candidata, più che da Assessore quella di Carmela Rozza. Peraltro in continua contraddizione. In diretta a Mattino 5 sosteneva che "le indagini sono in corso" e che io ne ero informato. Se così fosse, dunque, l'identità di chi gestisce il racket sarebbe nota. Dunque perché accusa Aler di non trasmettere i dati? attacca Strano - E poi facciamola finita con questa storia: ho visto personalmente le svariate comunicazioni che Aler deposita al Comitato provinciale di ordine e sicurezza. Le ultime rispettivamente a dicembre e novembre, con panoramiche complete di tutti i casi e tutte le specifiche. Come fa MM. Solo che, l'autorità politica seduta a quel tavolo evidentemente pone la priorità sulle case comunali anziché su Aler per una stupida e discriminate battaglia ideologica». MM tra l'altro l'anno scorso ha sospeso proprio il responsabile della sicurezza delle case popolari, un ex poliziotto che ha ottenuto l'incarico grazie al Pd e che è riuscito ad azzerare le nuove occupazioni, perché accusato da un suo uomo di fiducia di rubare oggetti negli appartamenti sgomberatiIl caso Trecca è dunque ancora aperto. A fine febbraio partirà il bando per la riqualificazione delle Case Bianche, quindi secondo i programmi i lavori dovrebbero essere conclusi per fine settembre. «Ci auguriamo auspica Strano che in questi sette mesi parta anche la bonifica sociale senza la quale l'effetto dell'intervento rischia di essere vano». Un lavoro di cui ci sarebbe bisogno anche in altre zone di Milano visto che Angelo Sala, presidente Aler, ha specificato di aver segnalato alle autorità oltre 160 casi di persone pericolose per l'equilibrio sociale dei quartieri. Non semplici abusivi che occupano per necessità, ma persone che intraprendono un percorso delinquenziale che compromette la qualità della vita anche delle persone per bene che vivono nei quartieri erp.E anche in via Salomone si sa che gli interventi necessari alle Case Bianche servono pure in altre zone. Come via Forze Armate, dove proprio ieri una manifestazione a cui hanno partecipato Attilio Fontana, candidato del centrodestra per la Regione, e Riccardo De Corato, FdI, e Marco Bestetti, presidente del Municipio 7, ha denunciato l'occupazione degli ormai ex magazzini militari di Baggio. O a Bruzzano dove due giorni fa le forze dell'ordine hanno sgomberato un'altra famiglia che imperversava da anni. O in via Quarti, dove il consigliere di municipio, Franco Vassallo ha segnalato un caso simile a quello di «Rosa». Per questo Strano conclude auspicando che «la bonifica di estenda anche in altri quartieri».
  • Porter, tutte le donne in una donna del Sud
    Katherine Anne Porter si definiva una Southerner. Una donna del Sud. Era nata (nel 1890) a Indian Creek, Texas, dove aveva vissuto fino all'adolescenza, educata dalla nonna severa, perché aveva perso la madre a due anni. A quindici era scappata, per sposare il primo dei suoi quattro mariti. Non era la prima volta: in una intervista alla Paris Review raccontò di essere fuggita già a sei anni, e il padre le chiese: «Perché sei così irrequieta?». Già allora lei sapeva: voleva «conoscere il mondo come il palmo della mano». Infatti ha vissuto per anni in Europa, a Parigi in particolare, in Messico e poi a Washington e a New York. Lei, donna del Sud, di deserto e sole e libertà, poteva vivere soltanto in una capitale del mondo, oppure «in una landa selvaggia». Era bellissima, ed era una perfezionista.È morta a novant'anni, attraversando un secolo, a metà del quale è diventata una delle scrittrici americane più importanti e amate del Novecento: nel 1962 con La nave dei folli, suo unico romanzo e bestseller e poi con The Collected Stories, raccolta di racconti che le è valsa il National Book Award e il Pulitzer nel 1966; e poi tre candidature al Nobel per la letteratura. Ora questa raccolta, mai uscita in italiano, viene pubblicata da Bompiani, con il titolo Lo specchio incrinato (pagg. 496, euro 20): comprende tutte le raccolte da L'albero di Giuda in fiore (dove appare il suo primo racconto, María Concepción, storia tribale di amore e di sangue) a Bianco cavallo, bianco cavaliere, fino a L'ordine antico e La torre pendente.Le donne dei suoi racconti sono come lo spirito di Katherine: indipendenti, capaci fin da piccole di affidarsi alle proprie risorse, orgogliose (la famiglia Porter faceva parte della aristocrazia d'America), raffinate. A loro agio in una cerchia letteraria, mentre la sbeffeggiano. Ribelli. Adorate, come Laura, la «gringita» di L'albero di Giuda in fiore, è adorata dal rivoluzionario Braggioni, che ha «la cattiveria, l'umorismo caustico e il cuore duro che ci vogliono per amare proficuamente il mondo». L'«ingorda mole» del viscido Braggioni «è diventata il simbolo delle tante disillusioni di Laura», lei che crede che «un rivoluzionario dovrebbe essere magro, animato da una fede eroica, un ricettacolo di virtù astratte». Laura ormai sa che sono «tutte sciocchezze» e «se ne vergogna», ma questo non le impedisce di continuare a compiere certi «errori romantici».
  • La sinistra litiga sugli stranieri Gori li candida, Sala lo punge
    Milano Il Pd ha tradito la sinistra affossando a fine corsa la legge sulla ius soli ma non può permettersi di rinunciare ai voti delle comunità straniere e di chi sta spostando l'attenzione sul movimento di Pietro Grasso. Specchietto per le allodole, i nomi che stanno iniziando a spuntare sulle liste elettorali. È il caso della Regione Lombardia, dove il candidato governatore Giorgio Gori deve inseguire il leghista Attilio Fontana. Appena entrato in corsa dopo la rinuncia di Roberto Maroni a fare il bis, l'avvocato del centrodestra è già avanti con una forbice che va dai 5 ai 12 punti percentuali a seconda dei sondaggi.Ecco che in Lombardia i dem candideranno Nadira Haraigue, 41 anni, residente a San Donato, hinterland milanese, nata in Algeria da madre tedesca e padre mezzo berbero, che combattè contro il colonialismo francese e l'integralismo islamico, aprì gli stadi algerini alle donne da presidente della Federcalcio e poi fu ucciso con tre colpi di pistola da un terrorista. Nadira è arrivata in Italia senza sapere una parola della lingua, si è laureata, ha partecipato a un master ed è stata assunta all'Eni dove ha un ruolo di senior manager. «Io sono laica afferma - Combattere ogni integralismo fa parte del mio Dna». Era già salita sul palco in incontri a sostegno della ricandidatura di Matteo Renzi come segretario Pd definendosi «algerina di origine ma di identità italiana, ho giurato commossa sulla Costituzione italiana la fedeltà a questo Paese». È italiana di origini algerine anche Kaoter El Bouhmi, classe 1991, già attiva nei circoli dem di Milano dove è tornata dopo aver studiato in Olanda e aver vissuto a Barcellona dove ha fondato una start up. Ora insegna in una scuola di moda e design e ha partecipato a Bruxelles alla scuola di politica «Direzione Europa» promossa (tra gli altri) da Gianni Pittella e Piero Fassino.È invece di origini senegalesi Papa Dieng, 57 anni, che già si era candidato con il Pd al Consiglio comunale di Corsico, Comune di 35mila abitanti al confine con Milano dove guida la Consulta locale dei cittadini stranieri. Ora viene lanciato dal partito nella corsa per Gori governatore, con poche speranze di entrare in aula ma come testimonial della «quota stranieri». Stesso ruolo in commedia per Waas Charles Niranjan Modarage, originario dello Sri Lanka e residente a Milano dove è referente della Comunità cattolica cingalese. Renziano, 55 anni, da tempo collabora con il dipartimento Integrazione della Federazione metropolitana del Pd. Senza andare troppo lontano, i dem hanno pensato bene di inserire in lista pure un esponente della vasta comunità sarda emigrata a Milano, Roberto Sanna. Quando si parla di politica col bilancino.D'altra parte persino il sindaco di Milano Beppe Sala ha dovuto ammettere ieri che per risalire nei sondaggi è ora che Gori cambi marcia. «È uno che esamina le cose, approfondisce, studia il triplo di quanto faccio io - la premessa - Gli do un consiglio banale ma ora è necessario che scelga e si concentri su pochi messaggi che sfondino nella testa e nei cuori dei lombardi». Anche le platee di sinistra faticano a tenere l'attenzione.
  • Sbarchi diminuiti e più espulsioni Tutte le fake newsdiffuse sui migranti
    «Gli sbarchi sono diminuiti, non c'è emergenza». «Chiuderemo i grandi centri di accoglienza». «Più espulsioni degli irregolari grazie ai centri per il rimpatrio». A proposito, «stop ai Cie». Inoltre, l'Italia per la prima volta si dota di «un piano per l'integrazione»: corsi di italiano obbligatori e tirocini formativi, «una società più integrata è anche una società più sicura». Senza dimenticare di aiutare i migranti a casa loro, con «progetti di sviluppo di lungo e di medio periodo». Tra promesse, annunci e interventi per contenere l'emergenza, il fenomeno migratorio resta uno dei nodi «strutturali» che dovrà sciogliere il prossimo governo. Intanto il tema è diventato pane per la campagna elettorale. Condito da relative fake news.GLI SBARCHIÈ vero, nel 2017 gli arrivi sono diminuiti del 34% rispetto all'anno precedente grazie agli accordi tra Italia e Libia. Ma col nuovo anno, sono di nuovo aumentati: nei primi giorni del 2018 sono arrivati poco meno di duemila migranti, come lo stesso mese dell'anno scorso e quasi il 50% in più del gennaio del 2016, considerato da record per gli sbarchi. Solo ieri sono approdati 700 migranti tra Catania e Palermo. Altre centinaia in salvo sono diretti nei porti italiani. Se è troppo presto per parlare di un nuovo boom, la bella stagione, favorevole per le traversate, rischia di accentuare la tendenza.L'ACCOGLIENZACon gli sbarchi non sono calate anche le persone accolte nelle strutture. Che restano stracolme: 183mila i richiedenti asilo nei centri, poco meno dei 188mila nel 2016. Pure le istanze di asilo sono aumentate, toccando quota 130mila nel 2017, rispetto alle 123mila dell'anno precedente. I grandi hub, che nelle previsioni del ministero dell'Interno andavano sostituiti con l'accoglienza diffusa, sono ancora aperti. E affollati. L'ex base militare di Cona, nel veneziano, più volte presa a modello negativo dal Viminale, ospita un migliaio di migranti. E l'accoglienza diffusa? I comuni che hanno risposto agli appelli del ministro Minniti sono poco più di mille su ottomila. I corsi di italiano? Solo 19mila rifugiati li hanno frequentati nel 2016.GLI AIUTI ALLO SVILUPPOAll'aumento dichiarato di risorse da dedicare alla cooperazione internazionale per risolvere alla radice il fenomeno migratorio, non corrispondono altrettanti denari investiti in Africa. Una quota crescente di questi fondi rimane nei cosiddetti paesi ricchi, tra cui l'Italia, dove viene usata per far fronte alle spese dell'accoglienza. È stato così nel 2016 per quasi 1,6 miliardi degli oltre 4,8 destinati allo sviluppo.ESPULSIONISono aumentate quelle dei soggetti pericolosi, radicalizzati, potenzialmente terroristi: 105 nel 2017. Ma restano difficili quelle degli irregolari che non hanno diritto a restare nel nostro Paese. Il piano di Minniti per sostituire i centri di identificazione ed espulsione, Cie, con i centri per i rimpatri, Cpr, da realizzare in ogni regione, procede a rilento. Dovevano essere pronti entro settembre, ma sono attivi solo quelli di Brindisi, Caltanissetta, Roma e Torino, e quasi pronti quelli di Potenza e Bari. Intanto però, gli irregolari in condizione di clandestinità in Italia sono stimati in oltre 400mila secondo l'Ismu.RICOLLOCAMENTIInfine, il grande flop della redistribuzione europea. Secondo gli accordi del 2015, se ne dovevano trasferire 34mila dal nostro Paese in altri Stati membri. Ma a dispetto dei roboanti annunci, i ricollocati sono solo 11mila. Altro che solidarietà comunitaria. Al di là dei proclami, l'Italia resta ancora sola. Con la sua emergenza «strutturale».
  • Viaggio nell'elegante passato degli uomini senza futuro
    Il dandismo è un sole al tramonto, diceva Baudelaire: superbo, senza calore e pieno di malinconia. E The Dandy at the Dusk (Head of Zeus, pagg. 370, sterline 25) si intitola non a caso il saggio in stile praziano che Philip Mann dedica a questa figura, colta proprio quando nel XX secolo l'imbrunire si fa sempre più scuro e annuncia la notte fonda di quello successivo, la morte del gusto, la triste consapevolezza che ogni trasgressione è ormai banale convenzione.Da Beau Brummell, il primo dandy ottocentesco, a Rainer Werner Fassbinder, sua ultima e rovesciata incarnazione novecentesca, l'estetica del brutto come rivendicazione dell'io, Mann ricostruisce il lungo percorso che fra decadentismo e modernismo contempla stili, identità, conflitti, influenze e culture. Lo fa servendosi anche della vita e delle opere di architetti come Adolf Loos, esteti come il duca di Windsor, stilisti come Bunny Roger, cineasti come Jean-Pierre Melville, scrittori come Quentin Crisp e il risultato è un saggio dove moda e arte, cinema e arredamento, storia e letteratura finiscono per intrecciarsi nel racconto di una lunga decadenza in cui ogni soprassalto di vitalità individuale altro non è che una battaglia perduta nella guerra che vedrà vittoriosa la standardizzazione. «Già gli anni Sessanta anticiparono rozzamente una cultura dell'arbitrarietà che nel decennio dei Settanta cominciò a corrodere concezioni consolidate del mondo e che al suo termine le abolì del tutto. Mentre gli anni fra il 1968 e il 1973 appaiono come l'ultimo palcoscenico del dandy e della modernità, l'estetica della modernità sembra davvero essere scomparsa intorno al 1983. Fu anche alla fine degli anni Settanta che la controcultura perse la sua autenticità».Osserva giustamente Mann che «il dandy ha un passato, ma non ha futuro» e la bellezza è il suo regno proprio perché, effimera e elusiva, si trasforma nel valore che gli permette di sfuggire a una realtà nella quale ormai per lui non c'è posto. Se, stando ancora a Baudelaire, la malinconia è l'essenza della moderna bellezza maschile, quest'ultima nel Novecento si fa ermetica, diventa il volto di Alain Delon in Le samouraï, Le cercle rouge, Un flic, di Jean-Pierre Melville, l'impassibilità e insieme l'economia dei gesti, gli impercettibili cambiamenti d'abito che servono a mantenere un'apparenza che si vuole eterna e il cui prezzo è sempre e comunque tragico, perché l'eternità non ci appartiene.La stilizzazione della malinconia ha dietro di sé una lunga storia, soprattutto francese. L'amore per la morte e il silenzioso disprezzo per la vita, Barbey d'Aurevilly lo faceva risalire allo Chateaubriand della Vita di Rancé, ed è stato proprio Barbey del resto il primo teorico del dandismo, un'invenzione empirica inglese che appunto un francese si preoccupò di teorizzare e/o spiegare. Nel Novecento, questo fascino struggente e velenoso si è trasformato in vere e proprie pulsioni suicide, la morte di propria mano portata come «un fiore all'occhiello», secondo la sferzante definizione di Jacques Rigaut, il dandy degli anni Trenta amico e «gemello» di Drieu La Rochelle e sua ispirazione per il romanzo Fuoco fatuo. Al cinema sarà Maurice Ronet a interpretarlo e, nota Mann, il suo è il volto della malinconia quando cade la maschera che lo copre, mentre quello di Delon resta imperturbabile sino alla fine.Maschere, volti, vestiti, accessori, persino l'arredamento sono lì a raccontarci come nel Novecento il dandismo vada verso la sua rarefazione, sempre più rastremato: in un mondo con cui non si vuole avere niente a che fare, l'unico modo per aderire alle cose consiste nella loro totale e definitiva stilizzazione. Poco prima di uccidersi, sarà Drieu a stabilire un parallelo fra la sua vita e le sue cose, una sorta di metafora architettonica fra la sua identità e ciò che le aveva costruito intorno: «Ho contemplato gli oggetti del mio studio con un profondo, sensuale piacere. Come fosse un profumo, tutto pervadeva il mio sentimento di rinuncia, come me stesso, tutto sembrava separato dal mondo e pronto ad andarsene con me».Il paradosso del dandy, scrive Mann, è nascosto nello scambio di battute che in À bout de souflle Jean-Luc Godard mette in bocca proprio a Melville, chiamato a impersonare lo scrittore Parvulesco. «Qual è la sua più grande ambizione nella vita?» gli chiede Patricia, ovvero Jean Seberg: «Diventare immortale e poi morire» è la risposta. È il tempo il grande nemico del dandy e nel Novecento tempo fa rima con modernità, massa, progresso. Negli anni Venti, uno come il duca di Windsor può ancora illudersi: «Non sono un modernista, perché non sono un intellettuale. Tutto quello che cerco di fare è di stare al passo con i tempi». Trent'anni dopo, lo stilista Bunny Roger si troverà costretto a constatare: «Il mondo è cambiato e tu non puoi cambiarlo con la stessa facilità con cui si cambia un abito». Il tempo porta con sé la moda, qualcosa che per un dandy è un controsenso e un anatema: «Il suo barometro culturale e sociale non può essere deciso da altri. Il dandy si attiene al precetto di ogni arte classica. È la limitazione della forma che genera lo svolgersi del tema»... La moda riguarda le donne, non i dandies, e un uomo alla moda è solo una marionetta vestita. Il tempo porta con sé l'industria e l'industrializzazione, la paradossale illusione di un dandismo democratico, il compromesso impossibile fra l'assoluto individuale e la massa totale. Il risultato è la pletora di miserabili stili di cui si bea la contemporaneità, la perdita della coerenza tra forma e contenuto che la democratizzazione dello stile comporta. L'eleganza, come la bellezza, ahimè, non è democratica.
  • Belluno s'infuria con Alberto Angela: Dolomiti anche le nostre
    Per qualcuno la puntata di Meraviglie, trasmissione di Alberto Angela, si è conclusa con un pizzico di amaro in bocca. Lo sanno bene i bellunesi, che non hanno apprezzato il fatto che il programma dedicato al patrimonio Unesco italiano si sia dimenticato di loro, parlando delle Dolomiti, ma limitandosi a quelle di Trento e Bolzano.Arriva dal presidente della provincia Roberto Padrin un commento che sa di molta delusione, raccolto dal Corriere delle Alpi. Puntata da record di spettatori quella di Meraviglie andata in onda mercoledì, ma anche una puntata su cui vuole "verificare tutto", perché "a Belluno si trova il 46,1% delle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità Unesco", ma nessuna li ha nemmeno citati per errore."In molti sostengono che Angela abbia citato solo il Trentino Alto Adige perché le due Province hanno pagato - dice Padrin -. Io non voglio credere che sia così, perché se la televisione di Stato indirizza l’informazione per convenienza economica è molto più che grave. Se invece si tratta di disinformazione, sarebbe meglio che qualcuno rimediasse".
  • Che tristezza il TripAdvisor delle notizie
    L'informazione è nel mirino. Non è una difesa di categoria - Dio ce ne scampi! - ma una questione di libertà. Questa storia delle fake news sta prendendo una china pericolosa. Sta diventando la scusa per dare un pesante giro di vite all'informazione, specialmente quella meno apprezzata da radical e buonisti. Ricapitoliamo. La scorsa settimana Mark Zuckerberg - presidente mondiale dell'impero dei social network - annuncia ai suoi sudditi: da oggi sulle vostre bacheche di Facebook vedrete meno notizie, perché girano troppe bufale e quindi preferisco farvi vedere gattini, cagnolini o i selfie di vostra cugina. Tutto va bene, madama la marchesa. Dopo pochi giorni il sovrano cambia idea: saranno direttamente i naviganti a scegliere quali sono le fonti più affidabili di informazione. Sovrano illuminato, si potrebbe immaginare. Ma un dubbio si insinua: le notizie non sono esattamente come le polpette - anche se alcune sono avvelenate - e così facendo Facebook, che al momento è una delle più grandi edicole del mondo, rischia di trasformarsi nel TripAdvisor del giornalismo. E su TripAdvisor più che la democrazia vige il casino, per cui il ristorante più buono di Milano diventa un baracchino che frigge arancine nell'olio del motore di un'auto e un ristorante stellato precipita in fondo alla classifica. Di più: immaginatevi le squadracce digitali grilline come potrebbero scatenarsi contro una testata giornalistica che ha osato criticare il loro operato. E il discorso vale per tutti gli schieramenti politici. Tutte le idee controcorrente rischiano di essere messe al bando non dai propri lettori, ma dai propri non lettori. Perché ora se io vado in edicola e compro il quotidiano X non impedisco a un altro di acquistare il quotidiano Y. Invece con il nuovo editto di Zuckerberg questo può accadere. E chi garantisce quali sono le reali preferenze degli utenti? Ovviamente Facebook. Giudice inappellabile di ciò che si può o non si può vedere. A farne le spese sono i lettori che rischiano di vedersi restringere il menù dell'offerta informativa. Ma a farne le spese è anche tutto quel pensiero che non vuole essere unico e che da molti, per semplificazione, viene derubricato sotto l'etichetta di politicamente scorretto. Ma qui l'unica vera scorrettezza è pensare che il lettore sia un cretino e non possa autonomamente decidere quello che vuole realmente leggere, senza che lo scelga il proprio vicino di scrivania.
  • Pilota arrestato mentre l'aereo sta per partire: era ubriaco
    Doveva essere un normale volo da Londra alle isole Mauritius, ma rischiava di trasformarsi in una tragedia, evitata appena in tempo dall'intervento delle forze dell'ordine. Il comandante di un aereo di linea della British Airways è infatti stato arrestato quando era ormai pronto al decollo da Gatwick, perché completamente ubriaco.Gli uomini della polizia hanno irruzione in cabina di pilotaggio appena prima che l'aereo si alzasse, mettendogli le manette ai polsi, dopo essere stati avvertiti da alcuni dei colleghi del pilota, preoccupati per la sicurezza delle oltre 300 persone che si trovavano a bordo, tra equipaggio e passeggeri. Arrivati di gran carriera al gate 17, gli agenti hanno portato via il 49enne di Harmondsworth, nel West Drayton, con l'accusa di ubriachezza sul posto di lavoro."Stiamo prendendo molto seriamente questa questione - ha detto un portavoce della compagnia al tabloid Sun - Ci scusiamo per il ritardo con nostri clienti: l'aereo è rimasto fermo fino a quando un terzo pilota si è unito all'equipaggio".
  • Bocuse e la nouvelle cuisine. Mezzo secolo di genio a 3 stelle
    E adesso Gualtiero Marchesi dovrà adattarsi a fare il sous-chef del paradiso, ora che poche settimane dopo la sua morte lo ha raggiunto Paul Bocuse, del quale il genio milanese era considerato l'avatar italiano. Cucineranno insieme - i due - e nei momenti liberi ridacchieranno dei colleghi più giovani, loro allievi a volte ingrati, che frequentano gli studi televisivi più delle cucine e dei mercati.Paul Bocuse, il Papa dei gourmet, è morto a quasi 92 anni a Collonges-au-Mont-d'Or, nell'hinterland di Lione, da molti considerata la capitale gastronomica francese e quindi mondiale, perfino più di Parigi. Muore tristellato, mentre Marchesi - forse più avanti, forse più permaloso - aveva qualche anno fa deciso di non sottomettersi più alla tagliola dei giudizi delle guide. Bocuse invece aveva il massimo dei «macarons» attribuiti dalla guida francese sin dal 1965 e quindi era di più di mezzo secolo a top, oltre centocinquanta stelle in una vita di invenzioni e di intuizioni, lui che era sinonimo di nouvelle cuisine; formula che al di là delle diffidenze beffarde di chi la associa a intellettualismi e piatti semivuoti e cari, ha resto l'atto politico del mangiar fuori più leggero, più consapevole, più contemporaneo.Bocuse nel mondo dei cappelli è stato Pelè e Maradona insieme. Per Gault&Millau e The Culinary Institute of America è stato il più grande chef del Novecento. Ha tanti ristoranti e brasserie in tutto il mondo anche se il flagship è sempre stato là, all'Auberge du Pont di Collonges. Un locle ereditato dalla famiglia di chef e ristoratori da generazioni, e dove lo trovammo qualche anno fa in una nostra visita, quando già a quasi ottant'anni non smetteva di creare e di girare per i tavoli a farsi omaggiare.Bocuse era nato nel 1926, aveva respirato i fumi acri della cucina sin da bambino ma malgrado questo aveva deciso di giocarsi la vita nel testa e croce della guerra per la quale si era arruolato quasi fuori tempo massimo, volontario a 18 anni dell'Armée française de la Libération del generale de Gaulle. Ferito in Alsazia fusalvato dagli americani, che gli tatuarono un galletto sulla spalla destra.Tornato civile nella Francia esausta e umiliata, contribuì con gli anni a migliorarne l'umore: fece apprendistato dalla Mère Brazier a Pollionay, poi da Lucas Carton alla Madeleine, a Parigi, quindi alla Pyramide de Vienne, vicino a Lione. Nel 1958 torna a Collonges e prende la prima stella, che diventeranno due nel 1962 e tre nel 1965. Negli anni Settanta diventa il frontman della nouvelle cuisine, manifesto innovativo nato nel 1972 a opera dei gastronomi Gault e Millau. Quando incontrarono la sua cucina i due furono folgorati: «Ogni cosa che lui ci propose - raccontarono poi - dai suoi piatti più famosi alla più semplice insalata, era grandiosa nella sua estrema semplicità. La nouvelle cuisine esisteva già, e noi l'avevamo appena incontrata».
  • E adesso il governo snobba 500 milioni di turisti dalla Cina
    S garbo alla Cina: governo e Commissione europea snobbano la firma dei patti sul turismo sostenibile. In ballo affari per miliardi di euro. Se non un pasticcio diplomatico, certo una magra figura. Italia ed Europa sono uscite a pezzi, quanto a credibilità ed immagine, dalla cerimonia inaugurale dell’anno del turismo Ue-Cina 2018. «Un’opportunità unica per promuovere il turismo sostenibile, con l’obiettivo di far crescere del 10% l’anno il numero di turisti cinesi e concludere accordi di parternariato», anticipavano il giorno prima da Roma e Bruxelles, con un’euforia giustificata dai numeri: la Cina è prossima a raggiungere il miliardo e mezzo di abitanti e nel solo 2016, per visitare il mondo, i cinesi hanno speso 221 miliardi di dollari, quasi il doppio degli americani, fermi a quota 122.Ma non solo: secondo un’indagine Ipsos, il 32% dei cinesi - circa 500 milioni di persone - vorrebbe visitare l’Italia nei prossimi 5 anni. Attrarre quei flussi turistici significherebbe, per il Vecchio Continente, assicurarsi risorse fresche, essenziali in tempi di vacche magre. Prospettiva ancor più allettante per l’Italia, ingessata dal debito pubblico ma in grado di poter vantare la maggior concentrazione di siti Unesco di tutto il globo. Anche per questo all’appuntamento Palazzo Chigi s’era preparato mettendo sul piatto iniziative collaterali, come l’Anno del cibo, pensate per rendere più golosa l’offerta ed estenderla al circuito enogastronomico. Eppure, nonostante la tavola fosse già imbandita, i padroni di casa hanno disertato. Il primo forfait l’aveva dato, già qualche settimana fa, il premier Paolo Gentiloni. Così, almeno, si racconta in ambienti diplomatici, dove non si manca di sottolineare come l’annunciata assenza del primo ministro italiano avesse indotto il suo omologo cinese, Li Keqiang, a non prendere neppure in considerazione l’idea di volare a Venezia, sede indicata per la stipula dell’intesa. Allora per guidare la sua delegazione Pechino ha scelto Qi Xuchun, vicepresidente della Conferenza consultiva politica del popolo, organizzazione priva di poteri legislativi ed esecutivi ma tenuta in gran considerazione per aver svolto funzioni normative fino alla nascita dell’Assemblea popolare nazionale, nel 1954, dopo aver tenuto a battesimo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Un prestigio indiscusso, certificato dall’elenco dei presidenti della Conferenza, in cui compaiono nomi del calibro di Mao Tse-tung e Deng Xiaoping. Insomma, una personalità di spicco. Per questo la Commissione europea aveva messo in campo alla vigilia la commissaria per il mercato interno, Elzbieta Bienkowska, ed il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, con la rappresentanza del governo italiano affidata invece al ministro dei beni culturali, Dario Franceschini. Obiettivo: definire 200 accordi di partenariato ed ottenere un considerevole incremento annuo dei visitatori cinesi. Venerdì, al momento di salire sul palco allestito nella sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, però, Qi Xuchun s’è imbattuto in molte sedie vuote: assenti Tajani (per malattia, sostituito dal suo portavoce) e Franceschini (per la scomparsa della madre), lontani dalla laguna l’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri, Federica Mogherini (che indiscrezioni davano come possibile partecipante), a rappresentare l’Europa il numero due della Conferenza del popolo ha trovato solo Bienkowska ed il presidente di turno del Consiglio Ue, la bulgara Nikolina Angelkova, affiancate dal sottosegretario ai beni culturali Dorina Bianchi. Nessun altro, se non il governatore Luca Zaia ed il sindaco Luigi Brugnaro tra il pubblico. Senza batter ciglio, con tempra da consumato uomo di stato, Qi Xuchun ha firmato i protocolli, eclissandosi tuttavia un attimo dopo insieme al vicepresidente dell’Amministrazione nazionale del turismo cinese, Du Jiang. Sono così saltate, nell’ordine, la conferenza stampa di presentazione dei contenuti dell’intesa, la programmata visita al Palazzo dei Dogi, il pranzo tra i capolavori del Tintoretto. Un chiaro segnale di cosa la Cina pensi di Italia ed Europa: belle da vedere. E basta.
  • Mangiatoia Cnel, altra abbuffata
    Non è mai troppo tardi per un’ultima abbuffata alla mangiatoia di Stato e anche il governo Gentiloni, dopo un anno quasi virtuoso, ha finito per cascarci. Proprio in questi giorni, infatti, l’esecutivo è scivolato sulla buccia di banana del Cnel, che tutti vorrebbero abolire, ma molti solo a parole. Significative sono le ultime vicende di quella che un tempo veniva pomposamente chiamata «terza Camera» diventata, invece, il prototipo degli enti inutili: dovrebbe consigliarci a risparmiare ma in realtà, continua a costare otto milioni di euro l’anno per fare ben poco. Le ultime vicende sono significative: per questioni d’opportunità, esponenti di spicco del centrodestra avevano caldeggiato l’intervento del presidente della Repubblica perché il rinnovo dell’organo costituzionale presieduto da Tiziano Treu fosse rinviato alla nuova legislatura. Ma, in questo caso, il governo sembra avere fretta perché già con l’ultima manovra economica erano stati restituiti i rimborsi-spese tolti a quei consiglieri ancora in carica ribattezzati «i giapponesi». L’intervento del Quirinale era, dunque, opportuno: in questo particolare momento, la nuova infornata verrebbe considerata come l’ennesimo esempio di spreco di Stato. Il governo è stato, però, sordo anche alle sollecitazioni di Mattarella e pure lui si è rivelato una voce nel deserto. Se al prossimo Consiglio dei ministri è prevista, infatti, la fumata bianca delle nomine, già l’altro giorno è stato designato Paolo Peluffo - che peraltro stimo moltissimo da quando era stretto collaboratore di Carlo Azeglio Ciampi - segretario generale del Cnel. Peluffo subentra, così, a Franco Massi che, dopo aver combattuto una lunga battaglia contro i mulini a vento delle spese inutili, è ora approdato con lo stesso ruolo alla Corte dei conti: non è un caso che, proprio dopo a sua uscita, la situazione di Villa Lubin si sia ancora più aggrovigliata. E pensare che anche l’attuale maggioranza aveva combattuto una lunga battaglia per la soppressione di questo «carrozzone». Già nel marzo 2014, poco più di un mese dopo il suo insediamento a Palazzo Chigi, Renzi dixit: «L’abolizione del Cnel è l’antipasto della semplificazione che arriverà per la Pubblica amministrazione nelle prossime settimane». Le settimane sono passate invano, così come i mesi e gli anni: il Consiglio è ancora lì. A un certo punto, l’ex sindaco di Firenze, pensando di usarlo come specchietto per le allodole (leggi: vittoria del Sì), decise di piazzare il futuro di Villa Lubin nei quesiti referendari del 4 dicembre 2016. Sappiamo tutti come è andata a finire. Il «caso Cnel» continua a tormentarci e verrebbe proprio da dire: cornuti e mazziati.
  • Maltempo, nuvole e interminabile buio. L'Europa si è spenta
    A Mosca a dicembre il sole è durato sei minuti. Una fugace apparizione. Come nell'apocalittico Blade Runner, solo che lì in Russia non piove, nevica. Giusto per fare un paragone (e passando da dicembre a gennaio) noi italiani abbiamo una media consolidata che si attesta sulle 120 ore, altro che minuti. E ci lamentiamo pure quando piove. Certo, stiamo parlando di Mosca, non di Ibiza, ma la rilevazione dell'agenzia Meteonovosti che certifica il mese più buio della storia delle osservazioni meteo moscovite, entra di diritto nel guinnes delle notizie più inquietanti. Ma i russi non sono soli nella loro oscurità, c'è una buona parte d'Europa costretta ad accendere la luce anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Culto della casa coatto. Ecco perchè possiamo dirci fortunati, noi italiani. Che non siamo però il «Paese del sole» come vuole il luogo comune. Meglio di noi fanno gli spagnoli di Madrid e i portoghesi di Lisbona, con rispettivamente 148 e 143 ore di media di sole a gennaio. Il record è di Malta con 169 ore che supera Atene con 158. Splende questa Europa meridionale.Ma torniamo a raccontare il lato oscuro del nostro continente, a cominciare da Londra. Che di ore di sole a gennaio ne ha, in media, 62. Ma nella prima metà di questo mese sono state appena 20. Dunque è in deficit. Peggio fa Parigi che ne ha in media 63, ma fino ad ora sono state 10.Più in generale Francoforte si attesta sulle 50 ore, Sofia sulle 88, Helsinki sulle 38. E non è tutta questa luce. Poi, certo, ci sono anche le controindicazioni. Noi abbiamo tanto sole, ma anche lunghe estati siccitose che ti fanno boccheggiare oltremodo, ti costringono a spendere un botto di condizionatore e ti rovinano i raccolti. Ma questa è un'altra storia. Perchè è un dato di fatto che in tutta l'Europa nordoccidentale la luce del sole scarseggia sempre più, avvolta da una cappa pesante e da un'infinita sfilza di perturbazioni a bassa pressione. In pratica inverni sempre più bui e piovosi. Appunto Blade Runner. E per fortuna che a Natale abbondano le lucette.Andiamo avanti. Che dire del Belgio, paese che comunque di sole ne vede pochino in generale? Anche lì il dicembre 2017 è stato il più grigio dal 1934 con appena 10 ore e 31 minuti di sole in totale, e il secondo più nuvoloso dal 1887, anno in cui sono cominciati i rilevamenti meteo. Anche a Lille, in Francia, hanno dovuto fare uso massiccio di lampadine, dato che si sono dovuti accontentare di 2 ore e 42 minuti di sole e tutti spesi nella prima metà di gennaio. La media sarebbe di 61,4 ore, il che significa che Lille e i suoi sfortunati residenti sono stati privati di 30 ore di raggi durante la prima parte del mese. La regione settentrionale della Francia Hauts-de-France ha fatto meglio con 26 ore di sole a dicembre, ma contro una norma di 48. Anche l'assolato sud francese di Bordeaux e Marsiglia è rimasto (piuttosto) al buio: appena 10,3 e 26,9 ore rispettivamente contro le medie mensili di 96 e 92,5. Un tracollo che ha fatto titolare il quotidiano La Voix du Nord: «Ma è morto il sole?».Finisce qui? Neanche per sogno. Sole significa in genere buon umore e voglia di darsi una mossa. Secondo gli esperti una carenza di luce solare può portare alla depressione. Questi i sintomi più comuni: mancanza di energia, desiderio di dormire più a lungo. Ma soprattutto bisogno percepito di consumare maggiori quantità di zucchero, grassi e alcolici. In pratica una sciagura.
  • Violentata da papà due volte Il tema choc di una ragazzina
    "Racconta alla mamma una cosa che non hai mai voluto dirle". Il tema di italiano si trasforma in una cronaca dura da digerire. Una ragazzina di 14 anni, proprio nel compito in classe ha arccontato di essere stata violentata dal padre per due volte la scorsa estate mentre la madre era a letto. Uno choc che ha scocco un istituto tecnico di Cassino. Come riporta ilCorriere, il preside ha deciso di avvisare la polizia.E così adesso il gip ha emesso un ordine di allontanamento per il padre, un agente della polizia penitenziaria con problemi legati anche al gioco. Il genitore dovrà indossare un braccialetto elettronico e l'uomo non dovrà mai trovarsi a meno di un chilometro dalla figlia. Gli abusi si sarebbero consumati quando la ragazzina aveva 13 anni nella sua cameretta. L'uomo per il momento è rimasto in silenzio. Probabilmente replicherà alle accuse della filgia che è rimasta in silenzio fino al tema in classe. Lei invece dovrà affrontare la prova più dura: raccontare tutto ai giudici e di fatto confermare davanti al padre quanto scritto in quel tema che le ha cambiato la vita.
  • Fido ci parla, la scienza prova a tradurlo
    «Bau-ba-bu,-ua-b-a-bb.-Bu-arf-auuu?». Tradotto dal «canese» all'umano (in versione italiana): «Cara padroncina, tu sei scema. Ma perché quando piove mi metti quella ridicola mantellina a scacchi?». Se potessimo tradurre il linguaggio di Chanel, il barboncino bianco per il quale la signora Samantha si getterebbe nel fuoco, probabilmente ne leggeremmo delle belle. È da anni che sui pet-siti e nelle chat riservate agli «amici dei cani» si dibatte il tema bestiale del possibile dialogo tra Chanel (in rappresentanza dell'intera razza canina) e la signora Samantha (in rappresentanza dell'intera razza umana). Di pseudo marchingegni che assicurano «una comprensibile forma lessicale all'abbaiare dei nostri amici a quattro zampe» il web è zeppo: ma si tratta, per lo più, di prodotti taroccati che rilanciano leggende metropolitane su «efficaci e perfetti traduttori del linguaggio animale». Questo almeno fino alla settimana scorsa. Ma di recente tutto è cambiato, tanto che l'autorevole pagina scientifica de «La Repubblica» ha dedicato all'argomento un'inchiesta da cui emergono «bauesche» novità. L'analisi inizia così: «Nel film Il Dr.Dolittle del 1998, diretto da Betty Thomas, il protagonista aveva il dono di poter parlare con gli animali. Ma entro 10 anni la finzione del cinema potrebbe diventare realtà e magari saremo in grado di comprendere il nostro cane grazie ai progressi dell'intelligenza artificiale nell' apprendimento automatico». Il merito della rivoluzionaria scoperta è del professor Con Slobodchikoff (nome che ricorda un cane da slitta siberiano) della Northern Arizona University, «impegnato da anni a raccogliere migliaia di video di cani che abbaiano, ringhiano e si muovono». Materiale prezioso che «servirà per insegnare a un algoritmo la comunicazione canina e riversarla in inglese, e poi nelle altre lingue del mondo. Un vero traduttore simultaneo». «Slobodchikoff, professore emerito di biologia e autore di Chasing Doctor Dolittle: Learning the Language of Animals - scrive l'esperta Maria Luisa Prete - è all'avanguardia nella comunicazione animale. Più di 30 anni di studio sui cani della prateria, roditori della famiglia delle marmotte e molto diffusi in Nord America, lo hanno convinto che esiste una forma sofisticata di comunicazione vocale che non è altro che un linguaggio». Il problemino è ora riuscire a renderlo comprensibile anche per noi, ammesso che ciò rappresenti una priorità per la specie umana.Nell'attesa che la scienza faccia il salto qualitativo, su internet le offerte si sprecano, comprese quelle apparentemente fake che rimandano a «traduttori canini» giapponesi come il Bowlingual prodotto dalla fantomatica ditta Takara Tomy (costo, 150 euro) o rimandano ai tecno-gadget griffati Anicall «con app incorporata per decifrare l'umore del vostro amico fedele». Infine c'è il «no more woof», dotato di collare Wi-Fi capace di trasmettere un sms sullo smartphone del padrone. Obiettivo? Comunicare se il cane ha fame, sete, o deve uscire per fare i bisognini. Il tutto elaborato da un'equipe di giovani ricercatori norvegesi. «I fondi raccolti con la vendita del rivoluzionario dispositivo serviranno - assicurano dalla Norvegia - a finanziare la ricerca. O la proliferazione delle «bufale»?
  • Nessun limite e puro desiderio. Ecco come nasce una collezione
    Non mi sono mai posto limiti, se nella mia collezione è entrato perfino il più bel ritratto del Guercino, Ritratto del legale Francesco Righetti di Cento, prelevato direttamente dal museo Kimball di Forth Worth, lasciando soli, a giocare facile, i bari di Caravaggio. E il più vibrante ritratto del Baciccio, il profumato e ironico Ritratto del cardinale Giulio Spinola, datato 1668, negli anni dei pennacchi di Santa Agnese in Agone. E la più atletica Maddalena mai vista, quella del Morazzone, nudo schierato in concorrenza con quelli carnali e morbidissimi di Artemisia Gentileschi e di Guido Cagnacci.Tutto ciò che ho desiderato, ho trovato. Con una soddisfazione che la ricchezza non può dare: convivere con gli spiriti di artisti che parlano e respirano con me, anime sensibili e corpi viventi, durante e, purtroppo, oltre la mia vita. Credo che l'avesse avvertito con minore sofferenza anche mia madre, Rina Cavallini, complice delle più difficili imprese, con una euforia incosciente, tra la considerazione della bellezza e della rarità delle progredenti epifanie e la soddisfazione piena e convinta per la mia montante felicità. Lei vedeva e capiva le opere, ma ne godeva in relazione al mio godimento. E se per caso un'opera cercata o cacciata si perdeva, essa allora diventava meno importante, demeritava, doveva essere minimizzata per diminuire il mio dolore di averla perduta, fino a farsi irrimediabilmente brutta. La caccia è stata intensa e continua, senza stagioni, nel buono e nel cattivo tempo, seguendo lo schema da lei condiviso: quando ci sono i soldi non c'è il quadro; quando c'è il quadro non ci sono i soldi. Ma non si può stare fermi, non si può perdere l'occasione: quando passerà un altro Liberale da Verona, quando un altro Boccaccino, quando un altro Jacopo da Valenza?Poi magari ripassano. Come i diciotto Ignazio Stern, da consentire una monografica del pittore solo con i miei, acquistati quasi per caso, per ripetute coincidenze. Ma alcuni non tornano mai. Rina lo aveva capito; e avrebbe dato la sua conquistata farmacia di Milano per il trittico di Antonio da Crevalcore (1438-41 ca. - 1515-25 ca.) che io vidi uscire dal castello di Etrepy per passare a Sotheby's, a Montecarlo, e consentire al vecchio conte di riparare i tetti per dare maggior conforto alla sua giovane moglie bionda, che gli sarà certamente sopravvissuta. Mia madre era pronta. Zeri, interessato, la chiamò per sconsigliarla (le scrisse: «Crevalcore non è Masaccio»), i tre dipinti decuplicarono la stima, il suo cliente si fermò a 600 milioni, il mio, persuaso da me, con un attestato di assoluta fiducia nel giovane seduttore, a lui introdotto da fascinose amiche, si spinse fino al miliardo. Era il 1985, altri erano i valori per gli artisti considerati minori. Oggi i dipinti, con mirabolanti cornici di marmo, sono nella Fondazione Memmo, in palazzo Ruspoli, a Roma. Così si interruppero i rapporti tra me e Zeri, fino a quel momento pensionante nella nostra casa di Ro. Io dovetti rinunciare anche, per sua vendetta, alla mia collaborazione al Corriere della sera cui ero stato chiamato da Piero Ostellino (che sempre lo ricorda, ma la proprietà fu più forte); e scrissi però la monografia sul pittore (Antonio da Crevalcore e la pittura ferrarese del Quattrocento a Bologna, Mondadori 1985), che consacrò la sua denegata grandezza.Mia madre, che aveva simpatizzato con Zeri, tra cappellacci e cappelletti, ci rimase male. E lo odiò. Io gli allungai la vita e la fama, gridando in televisione: «Lo voglio vedere morto!». Fu un modo per esorcizzarlo e ripararmi dalla sua cattiva influenza. Credo che alla fine della vita si sia pentito. E quando, al Courtauld di Londra, feci una conferenza, proprio su Antonio da Crevalcore, si divertì malignamente a diffondere la voce che io avevo cercato di rubare un libro (proprio lui che ne rubava ovunque), perché nella pausa pranzo, preparando il mio intervento, ero uscito portando con me testi utili ai confronti e alla ricerca. Ricordo tutto, dopo più di trent'anni, e di subdole calunnie zeriane: il testo era La storia delle Belle Arti friulane di Fabio di Maniago, del 1823, per verificare un riferimento alla Madonna con il bambino del museo di Springfield, per qualche tempo attribuita al Pordenone. Apriti cielo! La suoneria del metal detector si mostrò sensibilissima alla carta marginosa del libro, e io, che lo tenevo in mano, guardato con sospettosa disapprovazione, pur non avendo dove andare, se non al bar di fronte, e prontamente rientrare. Da lì una insistente «camurria», alimentata cinicamente da Zeri, per vendicarsi del Crevalcore perduto e della mia mancanza di rispetto della sua primazia, per troppo amore del pittore. Anche mia madre ne soffrì. Zeri era divertente e simpatico, con i suoi arditi scherzi telefonici, spesso fatti da casa mia (non c'erano i telefonini), ma il suo scherzo a me fu inutile e pesante. Prima aveva benedetto e guardato con elegante invidia la mia scultura di Nicolò dell'Arca, mostrando ammirazione.La collezione, che egli non conobbe, era agli inizi. E forse io ne aumentai l'importanza, con acquisti pesanti, in competizione con lui e per mortificare la sua, che era discontinua e raccogliticcia, con acquisizioni favorite dalla amicizia degli antiquari, ai quali lui, contestatore delle expertises anonime e impersonali («Gentile signore...»), inviava letterine affettuose e circostanziate, su carta con il nome e l'indirizzo impressi a rilievo con tecnica casalinga (uno stampino), in tutto e per tutto simile alla consuete prezzolate perizie. Ma Zeri, immerso fino al collo nel mercato, si protestava immacolato. Era ricco e taccagno, e non ha mai cercato e comprato un capolavoro. Troppo caro, poco scoperto.
  • Meloni: «Con noi un governo dei patrioti»
    Milano Un «governo di patrioti» per salvare il Paese. È molto netto il punto di vista di Giorgia Meloni sulla posta in gioco il 4 marzo: «O il centrodestra o il caos». Al «Franco Parenti» di Milano, davanti a una sala piena, la leader di Fratelli d'Italia ha spiegato ieri che con un Pd «in caduta libera» e un Movimento 5 stelle screditato («Dio ce ne scampi, Di Maio è come il vuoto a rendere, puoi metterci dentro tutto quello che vuoi») esiste solo questa prospettiva di governo realistica per governare l'Italia. Anzi per «farla». E «qui si fa l'Italia» era il titolo dell'iniziativa milanese, organizzata con Ignazio La Russa e Daniela Santanchè. Non c'era il candidato governatore, il leghista Attilio Fontana. E Meloni parlando coi giornalisti delle regionali del Lazio, ha puntualizzato che «Fabio Rampelli, secondo noi, è il candidato migliore». In Lombardia Fdi in colpo solo ha visto raddoppiare la consistenza della sua compagine con l'adesione di due consigliere, due ex sportive elette con la «lista Maroni»: la ex cestista Maria Teresa Baldini e la campionessa di sci Lara Magoni, che a Meloni ha regalato il pettorale e la copia della sua medaglia d'argento alle Olimpiadi. Adesioni in sintonia con lo spirito dell'iniziativa, a cui hanno partecipato anche il pittore Ugo Nespolo, il fotografo Marco Glaviano, l'ex calciatore Beppe Dossena, l'imprenditore Marco Boglione e il soprano Katia Ricciarelli, volti noti - moderati da Paolo Del Debbio - che si sono confrontati sul tema del Made in Italy e delle eccellenze tricolori.L'intera campagna elettorale di Fdi sarà giocata su questi temi: la difesa dell'Italia e degli italiani. Così, mentre il leader del Pd Matteo Renzi, proprio a Milano parlava di un'Europa di Paesi che si «aiutano», Meloni al «Parenti» ha descritto un quadro di competizione continentale e globale, in cui la difesa degli interessi nazionali è sempre più urgente. «L'Europa non esiste come solidarietà» ha incalzato Meloni. «Se vai in Europa e vari leader si danno le pacche sulle spalle - ha attaccato la presidente di Fdi- vuol dire che non hai difeso gli interessi dell'Italia, mentre loro lo fanno». Ecco dunque la proposta: una «clausola di supremazia», per «stabilire - ha spiegato Meloni - che nella nostra Costituzione le norme costituzionali vengono prima di quelle europee, esattamente come avviene in Germania».E poi, sul piano delle proposte di governo, ecco gli obiettivi concreti. Un'Iva sul turismo al 5%, la difesa della cultura e della bellezza, una lotta alla grande evasione senza ricorrere all'oppressione fiscale di chi vuole lavorare, un imponente piano per sostenere la natalità, niente assistenzialismo ma incentivi agli imprenditori che non delocalizzano e assumono, infine una flat tax, una tassa piatta uguale per tutti inferiore al 20%, con una proposta aggiuntiva da applicare nel primo Consiglio dei ministri»: una tassazione al 15% per i redditi incrementali per sferzare l'economia nelle more della grande ristrutturazione del sistema fiscale.
  • Pedofilia, O'Malley va all'attacco La parole del Papa scoraggiano
    Ancora scontro in Vaticano sul un tema delicato come quello della pedofilia. A criticare il Pontefice è stato il cardinale Sean Patrick O'Malley membro del Consiglio che affianca Bergoglio. Il Papa, durante il suo viaggio in Sudamerica ha risposto ad alcune domande sul vescovo Juan Barros accusato di episodi di pedofilia: "Il giorno che mi portano prove contro il vescovo Barros, parlerò. Non c'è una sola evidenza contro di lui. Questa è calunnia. Chiaro?", aveva detto il Papa. E ora a quelle parole ripsonde O'Malley: "E' comprensibile che le parole di Papa Francesco siano state fonte di grande dispiacere per le vittime di abusi sessuali da parte del clero".E ancora: "Non essendo stato personalmente coinvolto nel situazioni che sono state oggetto dell'intervista del Papa, non posso spiegare - precisa O'Malley - perchè il Santo Padre abbia scelto le parole che ha usato nella sua risposta. Ma quello che so davvero è che Papa Francesco riconosce pienamente gli enormi fallimenti della Chiesa e del suo clero che hanno abusato di bambini, e l'impatto devastante che questi crimini hanno avuto sulle vittime che ama particolarmente".
  • Due azzurri negli ottavi ma non è abbastanza...
    L'ultimo punto di Fabio Fognini contro il francese Bennetau ha segnato un momento che fa la (piccola, per ora) storia del tennis italiano: a Melbourne infatti il caldo australiano regala un po' di sole nel nostro album dei ricordi, e dopo l'impresa di Seppi con Karlovic di venerdì, ecco che la vittoria - sempre in 5 set (3-6, 6-2, 6-1, 4-6, 6-3) - di Fabio, porta due azzurri negli ottavi maschili di uno Slam. Quarantadue anni dopo.Già, perché mentre Fognini festeggia scherzando («Adesso mi tocca Berdych e con lui la palla più lenta va a 200 all'ora: Andreas invece ha Edmund, avrei preferito...»), il ricordo va al 1976, l'anno di grazia delle nostre racchette. Quando insomma a Roland Garros Adriano Panatta si avviava a vincere il torneo, mentre Corrado Barazzutti superava anch'egli, appunto, il terzo turno. Prima di finire impallinato da Vilas.Adriano, è passato un po' troppo tempo...«E meno male che ci sono arrivati, anche se ancora non hanno fatto nulla».In che senso?«Per carità: non voglio certo sminuire i risultati dei nostri ragazzi, però il vero successo è vincere uno Slam, non arrivare agli ottavi. Anche se comunque preciso che sono molto felice per Andreas e Fabio».Partiamo da Seppi allora.«Un bravo ragazzo, grande professionista. Si merita quello che ha conquistato. Ha già 33 anni, è quasi a fine carriera, ma è ancora lì a lottare».Fognini?«Lo sappiamo, diciamo sempre le stesse cose: grande talento. Avrebbe potuto ottenere molto di più in carriera. Ha battuto Benneteau, che non è uno facile. Seppi invece sapeva che con Karlovic basta aspettare: quando non gli entra la battuta, prima o poi la stupidata la fa».Seppi ha 33 anni, Fognini 30: dove sono i giovani?«È lo stesso discorso a livello mondiale. Siamo sempre lì con Federer, che è su un altro pianeta, e poi Nadal, Djokovic. Due che sono l'eccellenza di un modo di giocare ormai standardizzato...».Dov'è la Next Gen?«Il tennis ha un meccanismo malefico, passare da giovane promettente a professionista non è affatto scontato. Non lo è mai stato».Meglio allora o oggi?«Beh, anche ai miei tempi c'era gente come Borg, Connors, Vilas, Nastase: non era mica diverso. Ed anche a quei tempi da juniores se la giocavano McEnroe e Arraya: vedete un po' che fine differente hanno fatto».Chi è il futuro numero uno secondo Panatta?«Zverev è un predestinato. Ha perso con Chung? Il problema è che i tennisti d'oggi nelle giornate storte non sanno adattarsi alla situazione. Ma tranquilli: arriverà».Chung che perse da Quinzi a Wimbledon nella finale juniores 2013...«Appunto, è il discorso di prima».E Kyrgios?«Un cretino di talento. Anzi: un maleducato arrogante di talento. Se fosse più educato spenderebbe meno energie».Torniamo agli italiani: pronostico?«Edmund è alla portata di Andreas. Per Fognini è durissima con Berdych. Ma Fabio può battere chiunque, se vuole».Sarebbe un'impresa: due italiani ai quarti...«Speriamo! E vorrei proprio che uno dei due vincesse il torneo. Mi farebbe un grande favore...»Come mai?Ride. «Così dopo 42 anni la smettereste di chiamarmi...».
  • Kabul, attacco al resort Ci sono morti e ostaggi
    L'hotel Intercontinental nella zona verde di Kabul è sotto attacco. Alcuni terroristi hanno preso d'assalto l'albergo. Non è la prima volta: già in passato l'hotel era stato messo nel mirino. A quanto pare il commando ha operato in modo rapido usando un kamikaze per spianare la strada agli altri componenti della banda. L'uomo si è fatto epslodere all'ingresso consentendo così l'ingresso a quattro terroristi che hanno iniziato a sparare sugli ospiti.Secondo quanto riporta la polizia ci sarebbero diverse vittime. L'iNtercontinental è un hotel a 5 stelle e di fatto con le sue 200 stanza ospita diversi stranieri. Nel 2011 la struttura ha già dovuto fare i conti con un attacco da parte dei talebani che uccisero 12 persone. Lo schema usato per l'attacco è stato lo stesso messo in atto oggi. Un kamikaze ha aperto la strada a nove uomini che andando in giro per l'hotel hanno aperto il fuoco sugli ospiti. L'attacco durò 5 ore lasciando una dozzina di persone senza vita. Intanto la Farnesina ha fatto sapere che nessun italiano al momento è coinvolto nell'attaco. I testimoni hanno raccontato scene terribili con "perosne gettate dalle finestre". La polizia con un elicottero poi è riuscita ad accedere dal tetto e ha ucciso due dei quattro componenti del commando. Nel corso della notte sono poi stati uccisi altri due componenti della "squadra di morte" che ha fatto irruzione nell'hotel. Il bilancio finale dell'attacco è di 6 morti secondo le prime indiscrezioni. Ma Tolonews, tv afghana sostiene, che i morti possano essere addirittura 43. A rivendicare il bagno di sangue sono stati i talebani.[[video 1485336]]
  • Berlusconi: Via alle privatizzazioni per abbattere il debito
    "Via alle privatizzazioni per abbattere il debito pubblico". Silvio Berlusconi ha le idee chiare e spiega il suo piano per sistemare i conti dello Stato: "L’esperienza insegna che debito pubblico e pressione fiscale crescono insieme, come hanno dimostrato i governi di sinistra in questi ultimi anni. L’unico modo per abbatterlo è un grande piano di privatizzazioni, per 5 punti percentuali circa, che insieme alla ripresa della crescita e all’avanzo primario nei conti pubblici determinato all’aumento del gettito, porterebbe ad un rapporto debito/Pil vicino al 100% in cinque anni, con la relativa riduzione della spesa per interessi", spiega al Corriere.Al centro del programma del centrodestra resta però la flat tax e il taglio della pressione fiscale: "Abbiamo ben chiari i costi, ma prima vorrei chiarire una cosa. Tagliare le tasse, a regime, non è un costo, anzi è un modo per incrementare il gettito dello Stato. La storia dei Paesi che hanno applicato forti riduzioni delle aliquote fiscali dimostra esattamente questo. Lo fecero Kennedy e il suo successore Johnson negli anni ’60 e Reagan negli anni ’80 e in entrambi i casi l’erario americano aumentò le sue entrate del 30%. È possibile che al principio ci sarà una riduzione del gettito, e poiché non vogliamo andare in deficit, abbiamo previsto delle coperture. Le abbiamo individuate prima di tutto nella rimodulazione della confusa, parassitaria, clientelare, marea di sconti fiscali, e poi nell’emersione del sommerso favorita dalla semplificazione e dalla convenienza del nuovo sistema. Insomma, con la flat-tax potremo pagare meno anche perché pagheranno tutti".Poi, in vista del voto del 4 marzo, mette nel mirino i grillini: "Sono due facce della stessa medaglia, sono espressioni della condivisibile delusione e del legittimo disgusto per questa politica, e per questi politici, di molti elettori. Però sono due scelte che invece di risolvere i problemi li aggravano. Dalla crisi italiana si esce affidando il timone del Paese a persone serie, dotate di rilevante esperienza e di un progetto credibile". Sul fronte delle alleanze e sul candidato premier il Cav non ha dubbia: sarà Forza Italia a indicare il nome. Infine l'Europa. Domani Berlusconi incontrerà Juncker. Il ledaer di Forza Italia ha le idee chiare su come debba cambiare il rapporto tra Bruxelles e l'Italia: "L'Europa deve tornare ad essere quel grande spazio di libertà — basato sulle radici greco romane e giudaico cristiane — che era nei sogni dei padri fondatori. Di essere orgogliosa della sua identità liberale e non succube delle regole ottuse e della burocrazia pianificatrice che oggi sembrano guidare molte scelte".
 

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